Koshi Waza

Presentiamo la traduzione di un articolo condiviso dal Sensei Nguyen Thanh Thien, responsabile nazionale francese della Hyoho Niten Ichi Ryu, in merito ad alcuni degli aspetti fondamentali, e distintivi rispetto ad altre scuole, che stanno alla base della nostra pratica.
La Hyoho Niten Ichi Ryu è pubblicamente famosa per il suo fondatore, Miyamoto Musashi, e per le sue caratteristiche tecniche a due spade; tuttavia, è importante andare al di là della superficie per cogliere quali sono i principi che costituiscono il cuore degli insegnamenti trasmessi.
Al seguente link la versione originale in francese.
Buona lettura

 

Koshi Wasa  –  traduzione di Alessio Repetto

L’esercizio che ho ripetuto più spesso con Iwami Soke era il passo, un semplice passo ripetuto tre volte: destro, sinistro e poi mezzo passo a destra. L’abbiamo ripetuto così tante volte che lo ho analizzato. Era al confine tra reiho e seiho, tra il rituale e l’azione decisiva. Era un piccolo passo che si interrompeva a metà. La sua difficoltà risiedeva nell’esprimere la massima energia, totale, a partire da un’ampiezza limitata. Non potevo ricorrere alla forza delle braccia poiché queste rimanevano aderenti al busto e alla testa. La potenza del taglio e della stoccata veniva così generata dai fianchi, il koshi. Vedo ancora Imai Soke posare le mani sui lombi di Nagaoka Sensei e, spingendolo con forza, intimargli: «Di più! Ancora di più!»

 

Sassen, l’affondo che costituisce il primo passo nel nostro apprendimento, richiede che il piede anteriore avanzi di tre centimetri rispetto alla linea di taglio, mentre il posteriore si allontana di sei. Musashi era noto per la sua estrema padronanza delle distanze. Poteva così posizionarsi il più vicino possibile alla lama del suo avversario.

 

Durante la nostra prima esibizione al tempio di Itsukushima Jinja, sull’isola sacra di Miyajima, lo spazio a nostra disposizione era molto più ristretto rispetto a quello delle nostre solite prove. Generare energia in uno spazio così ridotto era una vera sfida. Una costante delle arti marziali è la capacità di eseguire una tecnica con preparazione minima.

 

La spada di Musashi si rivela essere un’arte marziale a distanza ravvicinata. Musashi si posiziona al limite della lama avversaria e, con uno spostamento ridotto, penetra nella sfera avversaria per prevalere. Questo spostamento è un koshi wasa, un movimento dell’anca, dell’ampiezza di mezza larghezza del bacino. Non si tratta di una rotazione nonostante l’apparenza di un movimento circolare, e tanto meno di una schivata. Il koshi segue l’anca destra che, di fatto, è spostata, mentre l’anca sinistra, allineandosi grazie all’appoggio della destra, si posiziona sul segmento che collega la gola dell’avversario e l’anca che è entrata per prima. Il koshi risponde semplicemente alla chiamata della gola. La distanza è minima.

 

La corta distanza privilegiata da Musashi deriva dalla sua padronanza dello spazio e del tempo. Lavoravo su questa direzione di ricerca spostandomi il più tardi possibile dalla mia posizione nel momento in cui la spada si abbatteva sulla mia testa. Limavo le mie resistenze e le mie rigidità per ottenere un gesto il più fluido possibile, il più vicino all’acqua che riempie ogni spazio, colmando istantaneamente il minimo vuoto sotto di sé.

 

Al contrario, amplificavo il movimento con cui sferravo il colpo di spada. Aprivo la schiena, allargavo le scapole, allungavo i trapezi, rilassavo i muscoli dorsali. Il motore rimaneva il koshi.

 

Passavo ore a perfezionare il movimento. Mostravo il risultato al mio sensei, che a sua volta mi correggeva. Tornavo a casa e riprendevo a perfezionare il movimento.

 

Mi stupiva la difficoltà di muovermi in modo minimo. È infatti contraddittorio produrre la massima energia con un movimento ridotto allo stretto necessario, con il mezzo passo finale, senza l’appoggio della forza delle braccia. Lo consideravo come un koan, lo schiocco di una sola mano.

Ho potuto verificare l’efficacia dello spostamento basato sull’ampiezza del koshi, pari a mezza larghezza dell’anca. Durante un keiko, sono riuscito a salvare il mio occhio sinistro da uno tsuki riproducendo l’ultimo movimento del Migi Waki Gamae.  Un altro giorno, una cavalla mi sferrò un calcio e realizzai all’istante lo spostamento di Uke Nagashi Migi, salvandomi il ginocchio. Un’altra volta, ho schivato un calcio sferrato da un cavallo, un cavallo da tiro leggero irlandese, all’altezza del petto eseguendo il passo di Hasso Migi. Ogni volta, ho avuto solo il tempo di un minimo gesto. In questo senso, la rapidità di reazione prevale sulla potenza.

 

I movimenti ampi costituiscono il livello iniziale dello studio. Sono inoltre riservati alle esibizioni pubbliche, poiché risultano di grande effetto agli occhi del pubblico, quando lo spazio lo consente. I miei maestri hanno voluto per me la massima difficoltà, affinché seguissi il loro esempio. Ho quindi studiato i movimenti a corta distanza. Sono giunto a comprendere che l’espressione di energia senza preparazione è la vera sfida dell’apprendimento.